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malattie cardiovascolari

  • L’uso degli integratori di omega-3 tra gli adulti farebbe risparmiare 13 miliardi all’Unione Europea. Ecco come

    È di 12,9 miliardi di euro la cifra per la spesa sanitaria che l’Europa risparmierebbe, ogni anno, se tutti i cittadini al di sopra dei 55 anni di età consumassero giornalmente integratori di omega-3. Secondo le previsioni, infatti, nei prossimi 5 anni ci saranno 38 milioni di ricoveri ospedalieri per malattie cardiovascolari che costeranno all’Unione Europa 35.000 euro l’uno. Accanto al ruolo protettivo di EPA e DHA nei confronti del rischio cardiaco emerge quindi anche un vantaggio economico che non potrà essere ignorato dalle politiche europee. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 potrebbero ritardare il declino mentale e bloccare le malattie cardiometaboliche

    Assumere omega-3 protegge dal declino cognitivo e dalle malattie metaboliche e cardiovascolari. A dimostrarlo è uno studio dei ricercatori della Lund University (Svezia), secondo cui i risultati ottenuti confermano i benefici dell'assunzione quotidiana di questi acidi grassi per la mente e il metabolismo e sottolineano il ruolo delle scelte alimentari nella prevenzione dei problemi metabolici e cognitivi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sul Nutrition Journal. Indizi preliminari Già in passato è stata dimostrata l'esistenza di un'associazione tra livelli elevati di Omega-3 nel sangue e la riduzione del rischio del declino cognitivo tipico dell'invecchiamento e dei fattori di rischio per le malattie metaboliche (come il diabete di tipo 2) e cardiovascolari. Gli studi che hanno rilevato questa associazione non permettono, però, di affermare con certezza che questi acidi grassi esercitano un effetto protettivo. Si tratta, infatti, di studi osservazionali in cui lo stato di salute dei pazienti è stato confrontato alla quantità di Omega-3 consumati senza, però, dimostrare che è proprio l'assunzione di questi nutrienti a causare la diminuzione dei rischi per la salute. Per poter stabilire l'esistenza di un reale effetto degli Omega-3 sulla salute di mente e cervello sono, invece, necessari studi clinici in cui gli acidi grassi vengano somministrati a individui sani o a pazienti affetti dalla patologia che si intende studiare. I ricercatori della Lund University hanno utilizzato proprio questo secondo approccio, dimostrando che l'assunzione di Omega-3 previene il declino cognitivo e contrasta i fattori di rischio cardiometabolici in individui sani. 2,55 g di omega 3 EPA e DHA al giorno, lo studio Prima della pubblicazione dei risultati ottenuti dal team svedese i dubbi erano ancora molti. Per questo motivo i ricercatori hanno pensato a uno studio incrociato in cui sono stati coinvolti 40 volontari sani di età compresa tra i 51 e i 72 anni. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, a ciascuno dei quali è stato chiesto di assumere delle capsule contenenti un placebo o 600 mg degli Omega-3 presenti nell'olio di pesce. In particolare, le capsule di olio di pesce contenevano 300 mg di EPA (acido eicosapentaenoico), 210 mg di DHA (acido docosaesaenoico) e 90 mg di altri Omega-3 non specificati. Lo studio ha previsto l'assunzione di 5 capsule al giorno, per un totale di 3 grammi di Omega-3. La prima fase, durata 5 settimane, è stata seguita da una seconda, sempre di 5 settimane, in cui i volontari hanno smesso di assumere sia il placebo, sia l'olio di pesce. A questa hanno fatto seguito altre 5 settimane in cui chi prima aveva assunto il placebo ha assunto l'olio di pesce e chi aveva assunto l'olio di pesce ha assunto il placebo. Conclusioni dello studio Le capacità cognitive dei partecipanti sono state misurate attraverso test specifici. La valutazione dei fattori di rischio cardiometabolici ha invece previsto la misurazione della pressione sanguigna, dei livelli di trigliceridi e del glucosio nel sangue e di quelli di una molecola associata all'infiammazione, il TNF-alfa (Tumor Necrosis Factor-alfa). E' stato, così, dimostrato che assumere quotidianamente gli Omega-3 presenti nell'olio di pesce per 5 settimane migliora in modo significativo le capacità cognitive di soggetti sani. Viceversa, questi acidi grassi riducono i fattori di rischio metabolici e cardiovascolari. Questi risultati hanno permesso di stabilire anche un'associazione tra i fattori che mettono a rischio cuore e metabolismo e le capacità cognitive: se i primi diminuiscono, le seconde migliorano. Per gli autori, però, le notizie degne di nota non finiscono qui. Altrettanto importante è, infatti, la conferma che agire sull'alimentazione è una buona strategia per prevenire i problemi cognitivi e metabolici associati all'invecchiamento. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Nilsson A, Radeborg K, Salo I, Björck I, “Effects of supplementation with n-3 polyunsaturated fatty acids on cognitive performance and cardiometabolic risk markers in healthy 51 to 72 years old subjects: a randomized controlled cross-over study”, Nutr J. 2012 Nov 22;11(1):99


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Demenza, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • Il DHA mantiene il cuore in salute grazie all'azione sui mitocondri

    Confermati i benefici degli Omega-3 per il cuore: l'acido grasso DHA introdotto attraverso l'alimentazione protegge infatti i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Assumere questi nutrienti permette di modificare  la composizione delle membrane di questi elementi cellulari e ridurre quindi la probabilità che la stessa cellula possa morire. La conferma arriva dalle pagine della rivista Current Opinion in Clinical Nutrion and Metabolic Care1, sulle quali i ricercatori dell'Università del Maryland di Baltimora (Usa) hanno pubblicato un'analisi dettagliata delle ultime scoperte effettuate a tal proposito. Omega-3: i grassi che fanno bene alla salute I grassi sono molecole fondamentali per il nostro organismo: un consumo eccessivo di questi nutrienti può essere però dannoso per la salute. Tuttavia esistono degli acidi grassi che svolgono un'azione positiva a diversi livelli e che possono essere assunti solo attraverso l'alimentazione: gli Omega-3. Gli Omega-3 sono nutrienti di cui sono ricchi vari alimenti: pesci grassi, come tonno, salmone, sgombro; alcuni alimenti di origine vegetale, soprattutto le noci. I benefici di queste molecole sono stati scoperti studiando le popolazioni eschimesi della Groenlandia, caratterizzate da bassissima incidenza di malattie cardiovascolari . Gli scienziati sono riusciti a dimostrare che questa fortunata caratteristica era associata all'elevato consumo di pesce ricco di Omega-3 tipico di queste popolazioni. Anni di ricerche hanno confermato il ruolo protettivo di questi acidi grassi nei confronti di cuore e arterie e hanno altresì dimostrato che gli Omega-3 sono importanti per il sistema nervoso nonché per la salute dell'organismo in generale. Gli autori si sono concentrati sugli effetti dell'assunzione a livello dei mitocondri presenti nelle cellule del cuore proprio per la stretta associazione tra questi acidi grassi e il sistema cardiovascolare. DHA per dare energia al cuore L'analisi dei dati raccolti nella letteratura scientifica dimostra che assumere Omega-3 con l'alimentazione influenza profondamente la composizione delle membrane dei mitocondri, e di conseguenza il loro funzionamento. I DHA svolge un ruolo predominante in questo fenomeno. È uno degli Omega-3 di cui è ricco il pesce grasso. Assumere DHA aumenta le sue concentrazioni nelle membrane mitocondriali e riduce i livelli di acido arachidonico, molecola coinvolta nei processi infiammatori. Il DHA aumenta inoltre i livelli di cardiolipina, molecola essenziale per il funzionamento di questi elementi cellulari. Infine, questo Omega-3 diminuisce la probabilità che i mitocondri vadano incontro a un fenomeno noto come “transizione di permeabilità”, che spesso porta alla morte delle cellule. L'effetto del DHA è superiore rispetto a quello di altri Omega-3, che modificano in modo più limitato la composizione delle membrane mitocondriali. Le conferme Per gli autori questa analisi conferma che arricchire la propria dieta di Omega-3, soprattutto di DHA, aiuta a proteggere il cuore attraverso meccanismi che coinvolgono direttamente le “centrali energetiche” delle cellule cardiache.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Stanley WC, Khairallah RJ, Dabkowski ER, “Update on lipids and mitochondrial function: impact of dietary n-3 polyunsaturated fatty acids”, Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2012 Mar;15(2):122-6


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 riducono malattie coronariche e infarto del 50% e del 38%

    Gli Omega-3 potrebbero diminuire il rischio di malattie coronariche e di infarto in chi mangia poco pesce. E' questa l'ipotesi di un gruppo di ricercatori olandesi, in uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition, ha dimostrato che è sufficiente assumere circa 240 milligrammi al giorno di questi acidi grassi per ridurre circa del 50% il rischio di malattie coronariche e del 38% quello di infarto. I risultati si riferiscono all'apporto quotidiano dei 2 Omega-3 ottenibili attraverso l'alimentazione: l'acido docosaesaenoico (DHA) e l'acido eicosapentaenoico (EPA). Gli Omega-3 e la salute del cuore Numerosi studi hanno dimostrato come il pesce grasso, la principale fonte alimentare di Omega-3, sia indispensabile alla salute del cuore. L'azione positiva svolta da questi nutrienti si concretizza con il miglioramento dei livelli dei grassi nel sangue, la riduzione del rischio di trombosi ed effetti positivi sulla pressione sanguigna, sulla frequenza cardiaca e sulla funzionalità dei vasi. Grazie a questa serie di azioni, EPA e DHA sono stati associati alla riduzione del rischio cardiovascolare. Vantaggi per chi non mangia pesce Nello studio pubblicato dal Journal of Nutrition, i ricercatori dell'Università di Wageningen (Paesi Bassi) hanno analizzato la relazione dose-risposta tra un'alimentazione povera di pesce, EPA e DHA e l'incidenza delle malattie coronariche e dell'infarto del miocardio non letale. Lo studio ha coinvolto 21.342 individui di età variabile tra i 20 e i 65 anni. L'analisi del consumo quotidiano di pesce ha dimostrato che i partecipanti ne mangiavano quantità comprese tra gli 1,1 e i 17,3 grammi al giorno. In 11,3 anni i ricercatori hanno registrato 647 decessi, 82 dei quali associati a malattie coronariche. Fra questi ultimi, 64 casi corrispondevano ad attacchi di cuore. Il dato più interessante riguarda però EPA e DHA. La valutazione dell'apporto di questi 2 Omega-3 ha rivelato che il consumo medio più elevato era pari a 234 milligrammi al giorno, mentre quello più scarso era pari a 40 milligrammi al giorno. L'analisi di associazione con i disturbi cardiaci ha dimostrato che 234 milligrammi al giorno di EPA e DHA sono sufficienti a ridurre del 51% il rischio di malattie coronariche letali rispetto a quello riportato da chi ne consuma solo 40 milligrammi al giorno. Anche l'incidenza degli attacchi di cuore viene ridotta significativamente dai livelli più elevati di questi Omega-3. In questo caso un'assunzione di EPA e DHA pari a 234 milligrammi al giorno corrisponde a una riduzione della loro frequenza del 38% rispetto a quando l'introito quotidiano è di 40 milligrammi. In base a questi risultati, gli autori dello studio hanno concluso che negli individui che consumano poche quantità di pesce l'aumento dell'assunzione di quest'ultimo e di una miscela di EPA e DHA può ridurre il rischio di malattie coronariche in modo dose-dipendente. Soluzioni semplici per il cuore Secondo gli esperti, sfruttare questi benefici degli Omega-3 è un'impresa piuttosto semplice. Il mercato dei supplementi e degli integratori arricchiti di questi acidi grassi è, infatti, in continua espansione.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. de Goede J, Geleijnse JM, Boer JM, Kromhout D, Verschuren WM, “Marine (n-3) fatty acids, fish consumption, and the 10-year risk of fatal and nonfatal coronary heart disease in a large population of Dutch adults with low fish intake”, J Nutr. 2010 May;140(5):1023-8. Epub 2010 Mar 24


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Omega-3 e malattie coronariche, il vantaggio è anche nella spesa sanitaria

    In termini di spesa sanitaria, gli Omega-3 sono un'alternativa economicamente vantaggiosa all'utilizzo esclusivo di farmaci nel trattamento delle malattie coronariche. A dimostrarlo è un'analisi condotta da Access Economics per conto del National Institute of Complementary Medicine dell'University of Western Sydney (Australia). I benefici economici degli Omega-3 Utilizzare l'olio di pesce ricco in Omega-3 come trattamento complementare all'uso dei farmaci nei pazienti con una storia di malattie coronariche permette un significativo risparmio economico. Questo effetto sulla spesa sanitaria sarebbe dovuto fondamentalmente a 2 fenomeni: riduzione dei decessi causati da disturbi coronarici; riduzione dell'incidenza di questo tipo di patologie. Gli autori dell'analisi hanno commentato che questi risultati sono in linea con quanto emerso in altri studi di impronta internazionale. Non solo Omega-3 La ricerca australiana colloca a pieno diritto gli Omega-3 fra i rimedi appartenenti alla medicina complementare che potrebbero giocare un ruolo fondamentale non solo per la salute del singolo individuo, ma anche per quella del sistema sanitario. Accanto ai benefici economici derivanti dall'uso di questi acidi grassi per il trattamento delle malattie cardiovascolari, lo studio ha evidenziato anche quelli di preparati di origine vegetale. Tra questi sono inclusi l'erba di san Giovanni, utile in caso di depressione, e il Phytodolor, erba usata contro l'osteoartrite. Queste medicine complementari potrebbero permettere al solo sistema sanitario australiano di risparmiare più di 220 milioni di dollari all'anno. Vantaggi nascosti Lynne Pezzullo, direttrice di Access Economics, ha sottolineato le difficoltà riscontrate nel tentare di valutare i vantaggi economici dell'uso delle medicine complementari. Secondo l'esperta, le stime dei benefici associati all'uso di questi rimedi sarebbero ancora maggiori se le analisi tenessero conto dei vantaggi associati al mantenere i cittadini in salute, in grado di lavorare e fuori da ospedali già sovraffollati. Alan Bensoussan, direttore del National Institute of Complementary Medicine, ha concluso che l'uso delle medicine complementari potrebbe rendere più sostenibili gli alti costi associati al mantenimento di un buono stato di salute al giorno d'oggi. L'esperto precisa che questo obiettivo potrebbe essere raggiunto grazie alla migliore prevenzione delle malattie e alla gestione più efficiente dei disturbi cronici reso possibile proprio dagli Omega-3 e da altri rimedi diversi dai farmaci tradizionali.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Access Economics, “Cost effectiveness of complementary medicines”. http://www.nicm.edu.au/images/stories/research/docs/cost_effectiveness_cm_ae_2010.pdf


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