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  • Un tuffo al cuore: perché d'estate ci si innamora di più?


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Omega 3 EPA e DHA, coppia invincibile di difensori del sistema cardiovascolare

    Gli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) agiscono insieme e in modo specifico a difesa del sistema cardiovascolare. Per questo motivo garantirsi il giusto apporto di entrambi questi nutrienti è la strategia migliore per ottenere l'effetto protettivo più elevato possibile per la salute cardiovascolare. E' questo il consiglio di Dariush Mozaffarian e Jason Wu, esperti dell'Harvard School of Public Health di Boston (Usa), che hanno pubblicato sul Journal of Nutrition un'analisi dei benefici dei due acidi grassi rilevati in una serie di sperimentazioni condotte sia sull'uomo, sia sugli animali. L'importanza di assumere EPA e DHA con l'alimentazione Sono molte le ricerche che, dagli anni '70 del secolo scorso ad oggi, hanno dimostrato i benefici per la salute cardiovascolare associati agli Omega-3 presenti nel pesce e nell'olio di pesce. Tuttavia nessuno studio ha chiarito se i due principali Omega-3 di origine alimentare, l'EPA e il DHA, hanno effetti sovrapponibili o complementari. Ciò che si sa è che il DHA deve essere assunto direttamente con l'alimentazione perché l'organismo umano è in grado di sintetizzarne solo piccole quantità a partire dall'EPA. Anche per quanto riguarda quest'ultimo la via di assunzione più efficace è il pesce grasso, ad esempio il salmone, lo sgombro e le aringhe, che contengono EPA ad alte concentrazioni e immediatamente disponibile all'uso. In questo caso, però, parte delle quantità richieste dal corpo umano per mantenersi in salute possono essere ottenute da alcuni precursori presenti in alimenti vegetali, come l'acido alfa-linolenico (ALA). Un'assunzione combinata per ottenere i massimi benefici L'analisi condotta da Mozzafarian e Wu dimostra che in alcuni casi EPA e DHA esercitano gli stessi benefici sul sistema cardiovascolare. Ne sono un esempio la riduzione dei livelli di trigliceridi, il benessere delle arterie, il minor rischio di trombi e il miglioramento di alcuni parametri dell'infiammazione e dello stress ossidativo. Tuttavia, altri benefici sono specificamente associati a uno dei due Omega-3. Il DHA, ad esempio, riduce il rischio di attacchi cardiaci fatali associati alle aritmie cardiache, mentre non è chiaro se anche l'EPA eserciti un effetto protettivo di questo tipo. Non solo, il DHA svolge azioni specifiche anche sulle particelle di colesterolo. D'altra parte, alcuni studi indicano che solo l'EPA riduce la probabilità di dover avere a che fare con problemi cardiovascolari non fatali. Sulla base di queste evidenze, gli autori dell'analisi consigliano di garantirsi un'assunzione adeguata sia di EPA, sia di DHA. Secondo i due ricercatori un approccio di questo tipo permette di beneficiare delle azioni di entrambi questi Omega-3 in tutte le fasi della vita. Un esempio? I bambini non riescono a sintetizzare livelli abbastanza elevati di DHA a partire dall'EPA e per sfruttare le azioni specifiche di questo Omega-3 devono assumerlo direttamente con l'alimentazione. Gli alimenti vegetali garantiscono abbastanza EPA? Per quanto riguarda, poi, l'EPA, i ricercatori hanno precisato che le quantità di questo acido grasso sintetizzabili a partire dall'ALA presente in alimenti di origine vegetali, come le noci, sono piuttosto basse. Tuttavia, questo tipo di fonte alimentare può essere importante per chi non mangia abbastanza pesce e, quindi, non riuscirebbe a garantirsi altrimenti i benefici specifici dell'EPA. Non solo, fra le possibili fonti di Omega-3, Mozzafarian e Wu hanno ricordato anche l'esistenza di integratori a base di EPA e DHA purificati, utili per garantirsi un corretto apporto di entrambi questi acidi grassi. Le dosi consigliate Commentando i risultati dell'analisi, i due ricercatori hanno sottolineato l'importanza di nuovi studi che permettano di chiarire ulteriormente le azioni specifiche esercitate da EPA e DHA. Proprio perché il quadro degli effetti specifici di questi Omega-3 non è ancora completo, al momento non è possibile affermare quali siano le quantità esatte di ciascun acido grasso da assumere quotidianamente. Tuttavia, per ottenere i massimi benefici cardiovascolari, non bisognerebbe scendere al di sotto dei 250-500 milligrammi al giorno totali di EPA+DHA.   Nota della redazione In Italia e nella zona UE, le recenti linee guida ufficiali specificano quantità giornaliere precise, secondo le seguenti diciture: Salute del cuore: 250 mg di EPA e il DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca. Funzioni cerebrale e visiva: 250 mg di DHA contribuiscono al mantenimento delle normali funzioni cerebrali e visive. Livello dei trigliceridi: 2000 mg di EPA e DHA contribuiscono al mantenimento delle concentrazioni di trigliceridi nel sangue. Pressione arteriosa:  3000 mg di EPA e DHA contribuiscono al mantenimento della pressione sanguigna. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Mozaffarian D, Wu JH, “(n-3) fatty acids and cardiovascular health: are effects of EPA and DHA shared or complementary?”, J Nutr. 2012 Mar;142(3):614S-625S


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 diminuiscono il rischio cardiovascolare in caso di angioplastica

    Assumere Omega-3 aumenta l'efficacia dei farmaci antiaggreganti piastrinici: riduce i rischi per il cuore e le arterie dei pazienti portatori di una mutazione genetica che aumenta il rischio cardiovascolare in chi si sottopone a un'angioplastica con palloncino. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori Jagiellonian University Medical College di Cracovia (Polonia). I risultati dei loro studi sono stati pubblicati dalla rivista Kardiologia Polska1. Piastrine, quando la coagulazione è un problema Le piastrine sono componenti del sangue indispensabili per la sopravvivenza. Grazie a questi piccoli elementi l'organismo è in grado di riparare eventuali ferite che altrimenti porterebbero a perdite di sangue incompatibili con la vita. In alcune situazioni la loro capacità di aggregarsi per riparare i tessuti può avere degli effetti collaterali: è il caso della trombosi. Le piastrine sono coinvolte nella formazione delle placche aterosclerotiche. Le placche aterosclerotiche sono ispessimenti della parete dei vasi sanguigni che ostacolano il flusso sanguigno e aumentano il rischio di disturbi come angina pectoris o infarto del miocardio. Una situazione clinica pericolosa, che si accentua sia nei soggetti colpiti da ictus o da infarto infarto, sia in coloro che hanno ricevuto una diagnosi della presenza di tali placche. Per questo motivo i pazienti ad elevato rischio cardiovascolare devono assumere dei farmaci antiaggreganti, come l'aspirina o il clopidogrel. Contrastare la formazione di coaguli: perché gli Omega-3? Gli acidi grassi di origine alimentare Omega-3 riescono a contrastare la formazione dei coaguli: lo dimostrano diversi studi. A beneficiare di questa azione possono essere sia gli individui sani sia quelli che hanno già avuto a che fare con una malattia dell'apparato cardiovascolare. In particolare, gli Omega-3 contrastano l'aggregazione delle piastrine e riducono la formazione della trombina, una proteina che favorisce la coagulazione. I ricercatori polacchi si sono chiesti se questi acidi grassi fossero in grado di svolgere questa attività anche nel caso di pazienti sui quali gli anticoagulanti hanno un'efficacia limitata a causa di una mutazione genetica, soffermandosi sul caso del clopidogrel. Per poter svolgere la sua azione, questo farmaco deve essere modificato dall'attività della proteina CYP2C19. Tuttavia il 28% circa delle persone di pelle bianca possiede almeno una copia mutata del gene che codifica per questa proteina che impedisce il corretto utilizzo del clopidogrel. Nei pazienti portatori di questa mutazione il farmaco ha un'efficacia limitata: i rischi per l'apparato cardiovascolare sono di conseguenza maggiori. Angioplastica: più sicura grazie agli acidi grassi I ricercatori hanno fatto assumere quotidianamente una combinazione di aspirina, clopidogrel e Omega-3 che dovevano sottoporsi a un'angioplastica con palloncino, e affetti da disturbi cardiovascolari. Il trattamento, proseguito per 1 mese, ha permesso di aumentare l'efficacia del clopidogrel proprio nei pazienti portatori di questa mutazione. Per i ricercatori questa azione, unita alla proprietà di ridurre la formazione della trombina, rende gli Omega-3 un possibile rimedio da somministrare in contemporanea alle terapie antiaggreganti nei pazienti sottoposti ad angioplastica con palloncino.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gajos G, Zalewski J, Nessler J, Zmudka K, Undas A, Piwowarska W, “Polyunsaturated omega-3 fatty acids improve responsiveness to clopidogrel after percutaneous coronary intervention in patients with cytochrome P450 2C19 loss-of-function polymorphism”, Kardiol Pol. 2012;70(5):439-45


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Arterie e vasi sanguigni ed è stato taggato con

  • Rischio di arresto cardiaco: con gli Omega-3 si riduce del 15%

    Consumare maggiori quantità di Omega-3 con il conseguente aumento dei loro livelli nel sangue può ridurre fin del 15% il rischio di arresto cardiaco. A confermare i benefici degli Omega-3 per il cuore è un'analisi pubblicata sulla rivista Clinical Nutrion1. I suoi autori, guidati dagli esperti del Brigham and Women's Hospital e dell'Università di Harvard di Boston (Stati Uniti), hanno revisionato gli studi condotti fino ad oggi e hanno concluso che questi acidi grassi esercitano realmente un effetto protettivo nei confronti del cuore. Arresto cardiaco: gli indizi dell'utilità degli Omega-3 I benefici degli Omega-3 per la salute sono diversi. Ad esserne coinvolti sono diversi organi, dal cervello alle articolazioni, dalla pelle agli occhi. La maggior parte degli studi sui loro effetti riguarda il sistema cardiovascolare. Le prime ipotesi dell'esistenza di un legame tra il consumo di questi acidi grassi e la salute di cuore e vasi sanguigni risalgono a circa 40 anni fa. Diversi ricercatori hanno cercato da allora di verificare questa ipotesi, e i dati a suo sostegno sono diventati sempre più numerosi. Fra questi, molti indicano che gli Omega-3 riducono la mortalità in caso di arresto cardiaco. Gli indizi di un'influenza sull'incidenza di questo evento sono invece più frammentari. Più Omega-3, meno attacchi di cuore Per cercare di chiarire questo aspetto, i ricercatori di Boston hanno confrontato i risultati ottenuti nei 7 studi più rilevanti pubblicati prima di fine agosto del 2011. L'analisi ha riguardato i dati relativi a 176.441 individui, per un totale di 5.480 casi di arresto cardiaco. Gli autori hanno calcolato che i soggetti con livelli di Omega-3 più elevati sono esposti un rischio di arresto cardiaco inferiore del 14% rispetto a chi ne ha quantità più basse. L'effetto è simile in chi mangia pesce grasso ricco di Omega-3: i consumatori più assidui hanno il 15% di probabilità in meno di essere colpiti da questo evento. L'effetto protettivo è proporzionale alla quantità di pesce consumato: il rischio diminuisce del 5% ogni 15 grammi di pesce al giorno. In modo simile, un aumento del consumo giornaliero degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) di 125 milligrammi corrisponde a una riduzione del rischio di arresto cardiaco del 3%. Per gli esperti del settore questo effetto indica l'elevata potenzialità degli Omega-3 nella protezione della salute cardiovascolare. Protezione confermata I risultati di questa analisi avvalorano i dati emersi nel corso di studi passati che indicavano come il consumo di EPA e DHA potesse ridurre il rischio di attacco cardiaco. Secondo gli autori, alla base di questo effetto potrebbero esserci la capacità di pesce e Omega-3 di ridurre i livelli di trigliceridi e regolare quelli dei grassi totali nel sangue, di migliorare la funzionalità dei ventricoli, il battito cardiaco e lo stato infiammatorio.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Djoussé L, Akinkuolie AO, Wu JH, Ding EL, Gaziano JM, “Fish consumption, omega-3 fatty acids and risk of heart failure: A meta-analysis”, Clin Nutr. 2012 Jun 6.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Danni del fumo: gli Omega-3 riducono gli effetti sulle arterie

    Assumere  2 grammi al giorno di Omega-3 per 4 settimane aiuta a ridurre i danni del fumo alle arterie e a diminuire il rischio cardiovascolare. Lo suggerisce uno studio presentato al World Congress of Cardiology di Dubai (Emirati Arabi Uniti). Gli autori affermano che 2 grammi al giorno di questi acidi grassi, nel corso di 4 settimane, possono apportare i seguenti vantaggi alla salute: benefici significativi a livello della parete dei vasi sanguigni; riduzione del rischio cardiovascolare. Vasi sanguigni: Omega-3 amici del sistema circolatorio Nei paesi industrializzati, le malattie cardiovascolari rappresentano una delle cause di morte più frequenti. Diversi studi dimostrano che il 30% delle disfunzioni cardiache e arteriose potrebbe essere evitato seguendo un corretto regime alimentare. Il ruolo svolto dagli Omega-3 in questo fenomeno è stato scoperto agli inizi del 1970. In quel periodo è stato osservato che nelle popolazioni eschimesi della Groenlandia, forti consumatrici di pesce ricco di Omega-3, l'incidenza delle malattie cardiovascolari era fra le più basse al mondo. L'effetto benefico di queste molecole si basa sulla capacità di: ridurre i trigliceridi in eccesso; aumentare i livelli del cosiddetto colesterolo “buono” (o HDL). Gli Omega-3 diminuiscono l'aggregazione delle piastrine e favoriscono la dilatazione dei vasi sanguigni, processi che consentono di inibire la coagulazione e ridurre il rischio di trombosi. Uno studio recente1 ha inoltre dimostrato che questi acidi grassi contrastano l'ispessimento dei vasi sanguigni, tipico di chi nasce sottopeso. Effetti del fumo sulla parete delle arterie Fumare fa male ai polmoni, e non solo. Il fumo di sigaretta contiene infatti migliaia di sostanza tossiche che attraverso il circolo sanguigno raggiungono e "impregnano" diversi organi. Queste sostanze colpiscono atresì le arterie. Nicotina e ossido di carbonio accelerano la formazione delle placche aterosclerotiche, lesioni che aumentano il rischio di infarto e di ictus. Omega-3 per proteggere il cuore dal fumo Un gruppo di ricercatori guidato da Gerasimos Siasos, della Medical School dell'Università di Atene (Grecia), nello studio presentato a Dubai ha dimostrato che assumere Omega-3 anche per brevi periodi riduce la rigidità delle arterie dei fumatori. Non solo: il trattamento con questi acidi grassi contrasta anche i danni delle proprietà elastiche dei vasi indotti dal fumo. Secondo Siasos, questi risultati suggeriscono che gli Omega-3 inibiscano l'effetto negativo del fumo sulle funzioni delle arterie, uno dei noti fattori di rischio cardiovascolare. Tuttavia, gli esperti ricordano che l'unico modo sicuro per proteggere la salute dagli effetti dannosi del fumo è smettere di fumare. Questi risultati incoraggiano fumatori e non fumatori a seguire una dieta sana e bilanciata, che includa alimenti ricchi di Omega-3 come salmone, sgombro e noci. Per chi è a maggior rischio di malattie cardiovascolari, il consiglio è mangiare pesce ricco di questi acidi grassi almeno 2 volte alla settimana.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Skilton MR, Ayer JG, Harmer JA, Webb K, Leeder SR, Marks GB, Celermajer DS, “Impaired Fetal Growth and Arterial Wall Thickening: A Randomized Trial of Omega-3 Supplementation”, Pediatrics. 2012 Feb 20. [Epub ahead of print]


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  • Rischio cardiovascolare: nelle donne, pesce ricco di Omega-3 lo riduce del 90%

    Le giovani donne possono ridurre il rischio di malattie al cuore grazie ad un'alimentazione a base di pesce, tra gli alimenti più ricchi di Omega-3. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato da Hypertension: Journal of the American Heart Association, il primo mai condotto su donne in età fertile. La ricerca è stata condotta da Marin Strøm del Centre for Fetal Programming dello Statens Serum Institut di Copenhagen (Danimarca). Lo studio ha prodotto il seguente responso: le giovani donne che non mangiano mai pesce, oppure lo consumano raramente, sviluppano nell'arco di 8 anni il 50% in più di disturbi cardiovascolari. Rispetto alle donne che mangiano pesce ricco di Omega-3 tutte le settimane, il cuore di coloro che lo mangiano raramente o per nulla è soggetto a un rischio superiore del 90%. Omega-3 e salute del cuore Diversi studi hanno dimostrato che gli Omega-3 contenuti nel pesce grasso e nell'olio di pesce proteggono dalle malattie di cuore e vasi sanguigni. Tuttavia, precisa Strøm, la maggior parte di queste ricerche ha coinvolto esclusivamente uomini. Anche se uomini e donne condividono diversi fattori di rischio cardiovascolare, alcuni studi hanno evidenziato che esistono anche delle differenze di genere. Ad esempio i livelli di infiammazione, di colesterolo e di trigliceridi possono avere un'influenza più negativa sulla salute femminile. I benefici degli Omega-3 per le trentenni Gli autori della nuova ricerca hanno analizzato i dati relativi a uno studio di popolazione che ha coinvolto 49.000 donne danesi di età compresa fra i 15 e i 49 anni. Fra queste, l'età media delle donne in gravidanza era di circa 30 anni. Ciascuna donna è stata intervistata telefonicamente riguardo alla quantità e al tipo di pesce consumato. È emerso che la dieta di pesce tipica comprendeva merluzzi, salmoni, aringhe e sgombri, tutti ricchi in Omega-3. Le partecipanti hanno altresì risposto a domande sullo stile di vita e sulla loro storia familiare. In 8 anni, i ricercatori hanno registrato 577 casi di eventi cardiovascolari: 328 casi inerenti a malattie legate all'ipertensione; 146 a disturbi cerebrovascolari; 103 a malattie cardiache ischemiche. Sono stati inoltre rilevati 5 decessi di donne a cui non erano mai stati diagnosticati problemi al cuore. L'analisi incrociata dei dati ha potuto stabilire che il basso consumo di pesce aumenta del 90% il rischio di sviluppare uno di questi disturbi. Infatti, il ricovero a causa di eventi cardiovascolari è risultato molto più frequente fra le donne che hanno mangiato poco, o addirittura mai, del pesce. I ricercatori hanno anche condotto 3 valutazioni distinte nell'arco di 30 settimane, rilevando che le donne che non mangiano mai pesce hanno un rischio cardiovascolare 3 volte superiore rispetto a quelle che lo scelgono tutte le settimane. Quando (e quanto) pesce mangiare I risultati indicano come i benefici degli Omega-3 per il cuore siano evidenti anche in giovane età. Non solo: secondo quanto emerso dallo studio può essere sufficiente mangiare pesce un paio di volte al mese per ricavarne dei vantaggi. Tuttavia, spiega Strøm, per ottenere i migliori risultati sperabili le donne dovrebbero scegliere di mettere questo cibo nel piatto almeno 2 volte alla settimana.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Strøm M, Halldorsson TI, Mortensen EL, Torp-Pedersen C, Olsen SF. "Fish, n-3 Fatty Acids, and Cardiovascular Diseases in Women of Reproductive Age. A Prospective Study in a Large National Cohort", Hypertension, December 5, 2011 [Published online before print ]


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  • Salute della donna: Omega-3 di origine marina riducono del 38% malattie ischemiche del cuore

    Gli Omega-3 di origine marina, al contrario di quelli vegetali, proteggono le donne dal rischio di malattie ischemiche del cuore. La notizia arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, dove i ricercatori dell'Institute of Preventive Medicine dell'Università di Aarhus (Danimarca) hanno pubblicato i risultati di un importante studio: lassunzione di quantità elevate di acido eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico (DHA) riduce del 38% il rischio di cardiopatia ischemica. Secondo gli autori dello studio, gli uomini non possono beneficiare dello stesso effetto protettivo. Uomini e donne, anche gli Omega-3 fanno la differenza I 2 principali Omega-3 di origine marina, EPA e DHA, possono essere ottenuti da una dieta ricca di pesce grasso nonché dall'acido alfa-linolenico (ALA) presente nei vegetali. In particolare, una quantità variabile tra l'8 e il 20% dell'ALA presente nell'organismo umano viene convertito in EPA, mentre solo lo 0,5-9% dell'acido alfa-linolenico si trasforma in DHA. Questo fenomeno non è  l'unico fattore a influenzare i livelli di EPA e DHA. Anche il sesso gioca un ruolo importante, e nelle donne in età riproduttiva il tasso di conversione dell'ALA in EPA è di  2,5 volte superiore di quanto osservato negli uomini. Omega-3 di origine marina proteggono il cuore delle donne Gli autori di questa ricerca hanno confermato che uomini e donne rispondono in modo diverso all'assunzione di Omega-3. Il loro studio ha previsto l'analisi dei dati relativi a 3.277 cittadini danesi il cui stato di salute è stato monitorato nel corso di 23 anni. In questo periodo sono stati registrati 471 casi di cardiopatia ischemica. I ricercatori hanno pertanto concluso che l'assunzione di ALA non riduce il rischio di incorrere in questo disturbo né negli uomini né nelle donne. Solo nelle donne, elevate dosi di Omega-3 (variabili tra 0,45 e 11,2 grammi al giorno) permettono di ridurre il rischio di questo disturbo del cuore del 38%. La possibile spiegazione delle differenze tra maschi e femmine Secondo gli autori di questo studio, le differenze registrate sono dovute anche al fatto che la produzione di EPA e DHA a partire dall'ALA dipende anche dai livelli di Omega-3 presenti nell'organismo. Di conseguenza, la somministrazione di ALA potrebbe essere particolarmente efficace nel ridurre il rischio di cardiopatia ischemica in chi è caratterizzato da un ridotto apporto di acidi grassi Omega-3. Non solo: un'assunzione elevata di Omega-3 potrebbe attenuare l'effetto dell'acido alfa-linolenico perché un approccio basato sul consumo di pesce almeno una volta alla settimana è più efficace rispetto all'assunzione di ALA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Vedtofte MS, Jakobsen MU, Lauritzen L, Heitmann BL, “Dietary α-linolenic acid, linoleic acid, and n-3 long-chain PUFA and risk of ischemic heart disease”, Am J Clin Nutr. 2011 Oct;94(4):1097-103. Epub 2011 Aug 24


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  • Omega-3 proteggono il cuore riducendo l'infiammazione

    Confermati i benefici degli Omega-3 per la salute del cuore: riducono l'infiammazione abbassando i livelli ematici di composti associati alle malattie cardiovascolari. Lo ha dimostrato uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Amsterdam (Paesi Bassi) e dell'University of Eastern Finland di Kuopio (Finlandia), pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition. I risultati ottenuti nel corso della ricerca rafforzano le prove dell'efficacia antinfiammatoria e dei benefici per la salute del cuore derivanti dall'assunzione di questi acidi grassi. Omega-3 e cuore: proprietà antinfiammatorie degli acidi grassi Diversi studi hanno dimostrato le potenzialità antinfiammatorie degli Omega-3, acidi grassi di cui sono particolarmente ricchi pesci come sgombro, salmone e halibut. I livelli ematici di acido eicosapentaenoico (EPA) e quelli di acido docosaesaenoico (DHA) sono associati alle concentrazioni di proteina C-reattiva, un noto marcatore dell'infiammazione. D'altra parte, quantità elevate di questa proteina sono state associate a un aumento del rischio di alcuni disturbi al cuore, come le malattie coronariche. DHA, confermata l'efficacia antinfiammatoria Lo studio pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition ha approfondito questa relazione tra i livelli di Omega-3 e quelli di proteina C-reattiva nel sangue di 1.395 uomini finlandesi di età compresa tra i 42 e i 60 anni, tutti in buono stato di salute. I ricercatori hanno così confermato che maggiori sono le concentrazioni ematiche di Omega-3, minori sono i i livelli di proteina C-reattiva nel sangue. Questa associazione è risultata valida prendendo in considerazione il livello totale di Omega-3 e ponendo l'attenzione sulle concentrazioni di DHA e di acido docosapentaenoico (DPA). Non è stata invece dimostrata nessuna correlazione tra i livelli di proteina C-reattiva e di EPA o di acido alfa-linolenico (ALA), un altro Omega-3 di origine alimentare. Il meccanismo d'azione degli Omega-3 Le ipotesi correnti riguardo al meccanismo d'azione che conferisce agli Omega-3 proprietà antinfiammatorie si basano sulla capacità di questi acidi grassi di interferire con la sintesi di molecole coinvolte nell'infiammazione. E' stato infatti dimostrato che gli Omega-3 inibiscono il metabolismo dell'acido arachidonico, molecola da cui derivano diversi composti proinfiammatori. Una volta introdotti nell'organismo, sia il DHA sia l'EPA danno origine a composti le cui proprietà infiammatorie sono meno elevate rispetto a quelle delle molecole che derivano dall'acido arachidonico. In alcuni casi questi composti hanno addirittura un'azione di tipo antinfiammatorio. Secondo Jyrki Virtanen, coautore di questa ricerca, gli Omega-3 potrebbero contrastare l'infiammazione grazie alla loro struttura chimica. Queste molecole, spiega il ricercatore, contengono dei legami chimici che permetterebbero di inattivare le specie reattive dell'ossigeno, composti associati all'infiammazione. Inoltre l'assunzione di olio di pesce, supplemento ricco di Omega-3, è stata associata all'espressione di geni dalla funzione antinfiammatoria.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Reinders I, Virtanen JK, Brouwer IA, Tuomainen TP, “Association of serum n-3 polyunsaturated fatty acids with C-reactive protein in men”, Eur J Clin Nutr. 2011 Nov 23


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  • Arresto cardiaco nelle donne: pesce ricco di Omega-3 riduce rischio del 25%

    Il rischio di arresto cardiaco nelle donne può essere ridotto del 25% aumentando il consumo di pesce ricco di Omega-3. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori svedesi e statunitensi in uno studio pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition. Secondo gli studiosi, guidati da Emily Levitan dell'University of Alabama di Birmingham (Stati Uniti), i benefici per salute derivano dagli Omega-3 contenuti nel pesce grasso. Acidi grassi per il sistema cardiovascolare Gli Omega-3 sono preziosi alleati per il cuore e i vasi sanguigni. Diversi studi hanno dimostrato la loro efficacia nel ridurre alcuni fattori di rischio cardiovascolare, come i livelli di lipidi nel sangue troppo alti, la formazione di trombi e i valori di pressione sanguigna elevati. Questo studio si è concentrato sull'arresto cardiaco, un disturbo che insorge quando il cuore non è più in grado di pompare abbastanza sangue al resto dell'organismo. I sintomi che ne derivano (fatica, debolezza, difficoltà nella deambulazione, battito cardiaco irregolare e una tosse o un ansimare persistenti) sono la causa più frequente di ricovero ospedaliero al di sopra dei 65 anni. Le partecipanti allo studio La ricerca si è basata sull'analisi dei dati relativi a 36.234 donne di età compresa tra i 48 e gli 83 anni coinvolte in uno studio iniziato nel 1998 e conclusosi nel 2006. All'inizio di questo studio nessuna delle partecipanti aveva mai sofferto né di arresto cardiaco, né di infarto, né di diabete. Le informazioni sull'alimentazione delle partecipanti sono state raccolte utilizzando un questionario composto da 96 domande. Nel corso dei 18 anni di raccolta dei dati sono stati registrati 651 casi di arresto cardiaco. Omega-3 amici del cuore femminile Levitan e colleghi hanno rilevato che nelle donne che mangiavano una porzione di pesce grasso alla settimana il rischio di arresto cardiaco era ridotto del 14% rispetto a quello tipico delle donne che non lo mangiavano mai. La riduzione osservata era ancora maggiore, pari al 30%, in quelle donne che sceglievano di mettere nel piatto questo tipo di pesce 2 giorni su 7. La correlazione tra diminuzione del rischio di arresto cardiaco e Omega-3 è risultata altrettanto forte. Infatti i livelli maggiori di assunzione di questi acidi grassi sono stati associati a una riduzione del 25%. In base a questi risultati i ricercatori hanno concluso che in queste donne un consumo moderato di pesce grasso e di Omega-3 di origine marina correla con una minore frequenza di ricoveri ospedalieri o di decessi a causa di un arresto cardiaco. Vantaggi anche per gli uomini I risultati raccolti nel corso di questo studio si aggiungono a quelli ottenuti dagli stessi ricercatori in una ricerca precedente, pubblicata dall'European Heart Journal. Il gruppo di Levitan aveva dimostrato che un consumo moderato di pesce grasso e degli Omega-3 in esso contenuti riduce del 33% il rischio di arresto cardiaco sia negli uomini di mezza età sia in quelli anziani.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Levitan EB, Wolk A, Mittleman MA, “Fatty fish, marine omega-3 fatty acids and incidence of heart failure”, Eur J Clin Nutr. 2010 Jun;64(6):587-94. Epub 2010 Mar 24 2. Levitan EB, Wolk A, Mittleman MA, “Fish consumption, marine omega-3 fatty acids, and incidence of heart failure: a population-based prospective study of middle-aged and elderly men”, Eur Heart J. 2009 Jun;30(12):1495-500. Epub 2009 Apr 21


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