Antinvecchiamento

Summer Skin: come proteggere la pelle dal sole con gli Omega-3

Proteggere la pelle dal sole non significa solo evitare o schermare i raggi UV: anche agire dall'interno può fare la differenza. Anche per questo tra i nutrienti alleati della salute in estate ci sono anche gli Omega 3. Scopriamo perché aiutano a difenderci dagli effetti dannosi degli ultravioletti.

Il sole è un amico-nemico della salute. Da un lato, aiuta il sistema immunitario innescando la sintesi di vitamina D nella tua pelle; dall'altro, può danneggiare proprio la pelle, promuovendo addirittura l'insorgenza di tumori.

Tutto gira attorno ai raggi ultravioletti (UV), responsabili sia dell'avvio della sintesi di vitamina D, sia del danneggiamento del DNA e di altri effetti indesiderati.

Per difendere la pelle è possibile agire su due fronti: esternamente – schermando gli UV con opportuni filtri – e internamente – assumendo nutrienti che ti aiutano ad aumentare le tue naturali armi di difesa.

L'elenco di questi nutrienti include anche gli Omega 3. Scopriamo in che modo possono proteggere la pelle dal sole e perché dovrebbero essere inclusi nel nostro comune arsenale anti-ultravioletti.

Gli effetti indesiderati dei raggi UV

I danni derivanti dall'esposizione ai raggi UV varia a seconda della loro lunghezza d'onda:

  • gli UVA, corrispondenti alla radiazione luminosa di lunghezza d'onda compresa tra 320 e 400 nm, danneggiano il DNA delle cellule della pelle aumentando lo stress ossidativo;
  • gli UVB, corrispondenti alla radiazione luminosa di lunghezza d'onda compresa tra 280 e 320 nm, vengono letteralmente assorbiti dal DNA, causando la formazione di legami anomali all'interno della sua struttura. Tali legami scatenano meccanismi di riparazione del DNA che portano a morte cellulare e a risposte infiammatorie associate a vasodilatazione, edema (gonfiore) e dolore, con effetti visibili ad occhio nudo: la pelle si arrossa, assumendo il tipico aspetto ustionato.

Come se tutto ciò non bastasse, l'esposizione agli UV promuove anche:

  • l'invecchiamento della pelle (in una forma che, proprio perché associata all'esposizione al sole, viene detta fotoinvecchiamento, con formazione di rughe, perdita di elasticità e pigmentazione irregolare);
  • la fotosensibilità (una reazione del sistema immunitario scatenata proprio dai raggi solari);
  • lo sviluppo di tumori della pelle (sia attraverso il danneggiamento del DNA, sia attraverso la soppressione delle difese immunitarie che ti aiutano a proteggerti dalle cellule cancerose).

L'entità degli effetti collaterali dell'esposizione ai raggi UV dipende principalmente dalla sua durata e dall'intensità della radiazione solare. Inoltre, i rischi corsi dalla pelle possono essere influenzati anche dall'assunzione di farmaci e dal cosiddetto fototipo.

Cos'è il fototipo?

Per fototipo si intende la combinazione di carnagione, colore di occhi e capelli e presenza di lentiggini.

Secondo la classificazione di Fitzpatrick, ne esistono 6:

  • Fototipo I: la pelle è bianca come il latte o rosata, i capelli rossi o biondi, gli occhi azzurri o verdi; presenza di lentiggini. Si ustiona sempre, non si abbronza mai.
  • Fototipo II: la pelle è chiara, i capelli rossi o biondi, gli occhi azzurri, verdi o nocciola. Si ustiona facilmente, difficilmente si abbronza.
  • Fototipo III: la pelle è mediamente chiara, gli occhi e i capelli di qualsiasi colore. A volte si ustiona leggermente, si abbronza gradualmente.
  • Fototipo IV: la pelle è leggermente scura. Si ustiona solo leggermente, si abbronza facilmente.
  • Fototipo V: la pelle è scura. Si ustiona raramente, si abbronza molto e facilmente.
  • Fototipo VI: la pelle è molto scura o nera. Non si ustiona mai, si abbronza sempre tanto e molto facilmente.

I fototipi bassi (I-III) tendono a ustionarsi più facilmente perché la pelle contiene minori quantità di melanina, un pigmento fondamentale per schermare i raggi UV. Inoltre, la quantità minima di UV cui si devono esporre nell'arco di 24 ore per sviluppare arrossamenti non patologici (cioè degli eritemi) è più bassa.

Come proteggersi dall'azione negativa dei raggi UV

Purtroppo i problemi per la pelle non si risolvono alla scomparsa dell'eritema o allo spegnimento dell'infiammazione associata all'ustione; infatti, il numero delle ustioni con cui si ha a che fare nel corso della vita è correlato al rischio di sviluppare un cancro della pelle.

Anche (e soprattutto) per questo evitare le ustioni è ancora più importante di curarle. Una prima precauzione è adeguare l'esposizione in funzione del proprio fototipo e dei fattori ambientali che aumentano l'intensità della radiazione solare:

  1. l'ora del giorno: i raggi sono più intensi tra le 10:00 e le 16:00;
  2. la presenza di nuvole: riduce l'intensità degli UV (ma non li scherma completamente!);
  3. l'altitudine: più si sale, più diminuisce lo strato di atmosfera che protegge dalla radiazione solare;
  4. la vicinanza all'equatore: rende l'esposizione al sole più diretta;
  5. la riduzione dello strato di ozono: aumenta la penetrazione dei raggi UV.

È poi importante ricordare che l'uso di creme o oli con fattori di protezione può non essere sufficiente a difendere adeguatamente la pelle dai raggi UV. Queste sostanze agiscono disperdendo, riflettendo o assorbendo le radiazioni ultraviolette e, quindi, non c'è dubbio che aiutino a proteggere dai loro effetti indesiderati; purtroppo, però, possono dare un senso di falsa sicurezza.

Infatti, spesso nei test effettuati dai produttori per certificare i livelli di protezione che conferiscono vengono applicati in strati più spessi o più uniformi di quanto si riesca a fare nella realtà; di conseguenza, la protezione che se ne può ricavare è spesso inferiore a quella teoricamente attesa.

Per di più, in genere le creme o altri prodotti con filtri anti-UV non vengono utilizzati di routine, ma solo quando ci si espone al sole con il preciso intento di abbronzarsi (o, comunque, solo in vacanza).

In realtà la pelle dovrebbe essere protetta tutti i giorni. Anche per questo è utile difenderla non solo dall'esterno, ma anche fornendole nutrienti, come gli Omega 3, che contribuiscano a regolare dall'interno le risposte biologiche all'esposizione ai raggi UV.

Omega 3 e fotoprotezione

L'idea che gli Omega 3 possano aiutare a proteggere la pelle dal sole deriva dalle loro proprietà tipicamente antinfiammatorie, che aiuterebbero a combattere l'infiammazione accesa dai raggi UV. Inoltre, la letteratura scientifica è ricca di indizi che puntano verso la conferma delle loro potenzialità contro tutti gli effetti indesiderati degli ultravioletti sopra citati.

Nel caso delle ustioni, sia l'assunzione per via orale sia l'applicazione topica (direttamente sulla pelle) di Omega 3 a lunga catena (come l'EPA – acido eicosapentaenoico – e il DHA – acido docosaesaenoico – presenti nel pesce, nel krill e negli oli di origine marina) sono state associate alla protezione della pelle dall'infiammazione acuta scatenata dagli UV.

Inoltre, l'assunzione di Omega 3 a lunga catena è stata associata all'aumento della soglia di UV necessari per provocare reazioni di fotosensibilità, come le eruzioni cutanee che possono comparire dopo l'esposizione al sole in primavera o in estate (dette “eruzioni polimorfe alla luce”).

L'applicazione topica e l'assunzione per via orale di Omega 3 sono state associate alla riduzione dei segni del fotoinvecchiamento e diversi dati suggeriscono che, se assunti per via orale, gli Omega 3 potrebbero proteggere la pelle anche dalla comparsa di tumori; in particolare, potrebbero essere efficaci nel ridurre il rischio di melanoma.

Infine, alcuni studi lasciano ipotizzare che questi grassi potrebbero anche contrastare l'immunosoppressione indotta dall'esposizione agli UV.

Come assumere Omega 3 per proteggere la pelle dagli UV

Il modo migliore per fare scorta di Omega 3 per proteggere la pelle dagli ultravioletti sembra assumerli nelle loro forme biologicamente attive, in particolare come EPA.

La presenza di questo Omega 3 a livello dell'epidermide è, di per sé, scarsa, ma può essere aumentata proprio assumendolo sotto forma di integratori.

L'assunzione del suo precursore (l'acido alfa-linolenico – ALA – presente nelle fonti vegetali di Omega 3 di origine terrestre, come le noci e i semi di lino) non sembra invece essere altrettanto utile, anche perché nella pelle gli enzimi che servirebbero per convertirlo negli Omega 3 biologicamente attivi sono particolarmente scarsi; ciò significa che l'ALA dovrebbe essere convertito in EPA altrove (sostanzialmente, nel fegato) e che l'EPA dovrebbe poi raggiungere la pelle attraverso la circolazione – una serie di passaggi lunghi e tortuosi che rischiano di ridurre sensibilmente l'efficacia dell'integrazione.

Per di più, la capacità dell'organismo umano di convertire l'ALA in EPA è generalmente scarsa, anche in siti diversi dalla pelle. Insomma, tutto fa propendere per l'utilità di assumere EPA tal quale, disponibile all'interno di prodotti ottenuti con materie prime di origine marina, come l'olio di pesce.

Un altro utile accorgimento è abbinare l'assunzione di Omega 3 a quella di un Omega 6, il GLA (acido gamma-linolenico), ottenibile dall'olio di borragine (Borago officinalis L.). A questa pianta viene infatti riconosciuta la capacità di promuovere l'integrità e la funzionalità delle membrane cellulari e di nutrire la pelle.

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Riferimenti bibliografici

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